Siamo diventati tutti schiavi del marketing?

Si potrebbe rispondere a questa domanda con un semplice sì, tuttavia un approfondimento della tematica è utile per comprendere come spesso diventiamo schiavi del marketing senza neppure rendercene conto. E non si tratta certo di scarsa intelligenza o di sguardo superficiale sul mondo e sulle proprie abitudini, quanto piuttosto delle tecniche pubblicitarie adottate da agenzie come Smart Eventi o iBlend.

A cominciare dal cibo e al modo in cui lo proponiamo ai nostri figli; pensiamo alle ultime imperdibili merendine che promettono un’esperienza del palato unica e nuova, quando si tratta solo di una riproposizione di gusti già noti a prezzo maggiorato. Non si sottovaluti il grande inganno dell’olio di palma. Se è vero che la produzione ha risvolti negativi per l’ambiente e che l’olio di palma è ricco di acidi grassi saturi, in realtà la verità sta nel mezzo: piantare nuovi alberi e bilanciare la dieta basta e avanza affinché l’olio di palma non sia nocivo, mentre la proposta di oggi, volta al recupero del burro, non fa altro che arricchire il business dei paesi industrializzati che lo producono a danno delle economie emergenti del continente africano e dell’area medio-orientale. Peraltro, a dirla tutto, l’apporto di grassi di una torta contenente olio di palma è pressoché lo stesso che se contenesse burro.

Si valuti anche il settore della salute, non esente da scelte che, consapevolmente o meno, compiamo in ragione di un bombardante marketing ad opera delle grandi case farmaceuticheIntegratori di tutti i tipi per la memoria che fanno furore tra gli studenti (meno faticoso ingerire una capsula che studiare) o per favorire l’abbronzatura (meno faticoso che rivedere il proprio regime alimentare). La verità è che non servono a niente, non hanno alcun beneficio e costano moltissimo. Se vogliamo che il nostro benessere migliori, al netto di patologie, è sufficiente rivolgersi al proprio farmacista di fiducia ed optare per un galenico, più naturale e soprattutto centrato su misura per i nostri bisogni.

Perché abbocchiamo? Perché nel frenetico mondo contemporaneo è facile essere illusi dalla prospettiva di un beneficio che non ci costa fatica. Dovremmo riappropriarci del tempo, per impiegarlo ad informarci sui prodotti che intendiamo acquistare, senza cadere nel tranello della Strega dell’Ovest: di buone caramelle da gustare senza sforzo, ormai lo sappiamo, non ne esistono.

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Francesco Siri

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